Due aree sul fiume Tronto in pieno centro storico, sono da considerare in dissesto idrogeologico a grave rischio (di tipo R4). Si tratta delle zone che si trovano nel tratto che va dalla chiesa di San Pietro in Castello a quella di Santa Maria Intervineas e nell’altro tratto che, nella zona di Campo Parignano, va da via Rovereto a via Asiago. La segnalazione dei tecnici dell’Arengo, in tal senso, è già stata inoltrata alla Regione con la relativa richiesta di inserimento di queste due zone come aree a rischio idrogeologico nel Pai, ovvero il Piano per l’assetto idrogeologico. Una situazione che, come si legge nelle stesse schede tecniche, è stata aggravata anche dal terremoto.
I versanti che scendono verso il Tronto in pieno centro storico, da San Pietro in Castello alla chiesa di Santa Maria Intervineas e da via Rovereto e via Asiago, sono dunque a rischio dissesto idrogeologico di tipologia R4, ovvero rischio grave, come specificato dai tecnici del Comune nella richiesta inoltrata all’Autorità di bacino a seguito di uno studio della geologa Francesca Acciaccaferri mirato proprio per le sponde del fiume. Ed il Comune chiede esplicitamente “l’inserimento di due nuove perimetrazioni di aree in dissesto idrogeologico con indice di rischio R4. “L’innesco dell’azione erosiva, – si legge nella relazione tecnica – parte nel punto di contatto della corrente con la sponda e turba la situazione di equilibrio dal punto di vista geotecnico (…). L’azione, che si origina alla base della scarpata, si riflette nelle parti più alte generando allentamenti, trincee e abbassamenti in corrispondenza delle scarpate poste a monte ed infine crolli di porzioni di roccia”. La classe di vulnerabilità indicata è V2, quindi con gli elementi a rischio che potranno subire danni funzionali di media gravità.
La causa dell’instabilità delle aree che il Comune ascolano propone di inserire tra le aree a rischio idrogeologico del Pai del fiume Tronto, in particolare dell’area prospiciente San Pietro in Castello, sotto Santa Maria Intervineas e sotto via Asiago, è da ricercarsi, secondo i tecnici, nella sinergia di più fattori: l’elevata pendenza delle sponde fluviali; le precipitazioni piovose intense e prolungate, anche nevose, che hanno indotto una progressiva saturazione della coltre superficiale e dei depositi alluvionali, e la predisposizione alle “forze di filtrazione”; lo scalzamento al piede e dell’azione erosiva del fiume Tronto; l’azione sismica che in generale rappresenta una delle principali cause di innesco e di riattivazione dei fenomeni franosi, (fenomeni sismoindotti). “In particolare, – scrivono i tecnici – la crisi sismica iniziata il 24 agosto del 2016 e non ancora conclusa ha generato la riattivazione ed ulteriori impulsi a favore dell’instabilità delle scarpate in oggetto”.