di Luca Marcolini
Le cose sono due: o Ascoli è la capitale mondiale della sfiga oppure siamo di fronte all’esempio più calzante di una città sedotta, abbandonata e ingiustamente calpestata. Giorno dopo giorno. Un ragionamento, questo che ci ha portato più volte ad arrovellarci sui motivi per cui questa bellissima realtà dell’Italia più suggestiva, quella della provincia ricca di storia e di natura, quella col mare a due passi e una stratificazione culturale da far invidia a qualsiasi altra città, viene sempre, sistematicamente, dimenticata da tutti. Non considerata da nessuno. E più si soffre, più – come si è soliti dire da queste parti – ci si rimette il carico.
Sedotta e abbandonata, dicevamo, dopo gli anni dello splendore del Bel Paese, della bella vita altrove ma anche della Cassa del Mezzogiorno che aveva portato posti di lavoro fissi e sicuri, parallelamente al decentramento ossessivo degli uffici. Poi, decenni dopo, ecco lo scippo dei contributi e il saluto senza scuse delle principali multinazionali, con migliaia di famiglie di operai in ginocchio, redditi scomparsi nel mare dei tavoli di concertazione ed ecco, a catena, affogare nel mare della crisi stagnante anche gli altri settori a cascata, quali il commercio e l’artigianato. Se le famiglie non hanno più lavoro o quasi, se non sono più in grado di spendere, ecco che il tracollo è generale. Ma anche a questo scenario, rincorso da tempo, sembrava possibile trovare una soluzione attraverso le varie richieste di zone franche, aree di crisi ed altro ancora. Fino ad oggi, con una città che, con l’Area di crisi che c’è ma non si sa ancora quando e come si concretizzerà e con gli enti locali che tappano le falle dei bilanci a destra e a sinistra, non si è fatta mancare – insieme ai territori vicini tragicamente segnati – neppure uno dei terremoti più spietati degli ultimi 30 anni. Accompagnato anche da un’emergenza neve condita da black out.
Morale della favola? Ecco la bella, vivibile e accogliente città di provincia che tutti invidiano che si ritrova in un sol colpo in stato di crisi ma senza una sola agevolazione (e dico una…). Ma non basta: ecco la beffa oltre il danno, con tutti i territori vicini che beneficiano automaticamente di agevolazioni su bollette, mutui, tasse e quant’altro e Ascoli la suggestiva e incantevole che resta senza motivazione alcuna al palo: qui si continua a pagare tutto e anche più caro di prima. Tra commercianti in ginocchio e le serrande a mezz’asta nell’ultimo tentativo di resistere e tutti gli altri che – benedetti dal recente studio dei consulenti del lavoro italiani – gongolano per quei circa 900 euro medi che, nel Piceno, mettono in tasca ogni mese (con la medaglia di provincia della Penisola dalle buste paga più basse).
Non resta che incrociare le dita, sperando che questa bella città non venga magari prescelta – nell’assordante silenzio generale – quale campo di battaglia per la futura terza guerra mondiale…