L’onda lunga del terremoto provoca danni anche a distanza di tempo: dopo l’inagibilità di centinaia di abitazioni danneggiate, ora anche il commercio trema e rischia di uscire in parte “lesionato”. Nella corsa ai sopralluoghi che si registrano giorno dopo giorno, infatti, stanno affiorando – sia in centro che in periferia – alcuni casi in cui c’è il rischio, per qualche attività, di subire contraccolpi, cercando soluzioni-tampone per poter continuare a lavorare senza problemi. I casi che emergono, a seguito di una serie di ordinanze comunali derivanti dai relativi sopralluoghi di tipo Fast, ovvero quelli speditivi e tecnicamente meno precisi, riguardano alcuni contenitori che di primo acchito sono stati dichiarati “non utilizzabili” per mettere le mani avanti, ma che in realtà ora saranno valutati dai tecnici incaricati dai proprietari di redigere la relativa scheda Aedes che stabilirà quali parti di ciascun edificio siano realmente inagibili o meno. A seguito di ciò, una volta formalizzata la scheda definitiva, si capirà se le attività interessate dal possibile problema potranno continuare a lavorare regolarmente, o magari con alcune messe in sicurezza parziali o se, nei casi più gravi, potrebbero essere costrette a trasferirsi.
Ovviamente, tutte le precauzioni del caso dovranno essere adottate nel momento in cui le ordinanze diramate dall’Arengo e relative a questa non utilizzabilità degli edifici, saranno notificate a tutti i proprietari degli immobili interessati e, da questi ultimi, comunicata a tutti gli eventuali affittuari. Fatto sta che, sulla base dell’esito dei sopralluoghi decisivi, ovvero quelli per la compilazione della scheda Aedes che stabilirà effettivamente quali siano le parti inagibili degli edifici in questione, salvaguardando le restanti parti che potrebbero mantenere l’agibilità, le varie attività commerciali capiranno se potranno tranquillamente rimanere al loro posto, se dovranno adattarsi per un periodo con interventi parziali di messa in sicurezza o se dovranno realmente pensare a trasferirsi.
Come detto, questo lungo elenco di ordinanze a seguito di sopralluoghi Fast, con il sollecito a procedere con le schede Aedes, riguarda diverse zone della città, sia in centro che in periferia. E si tratta di ordinanze che, come detto, in diversi casi non sono ancora neanche state notificate. Tra le situazioni da esaminare con attenzione, proprio a seguito dei primi sopralluoghi speditivi, riguardano alcune zone del centro, tra cui anche qualche edificio a ridosso di piazza del Popolo – che ingloba attività di vario genere. Ma anche di edifici a ridosso di piazza Arringo e corso Trieste dove si sarebbero dovute aprire nuove attività. E risulta anche un’ordinanza che riguarda un immobile su corso Vittorio Emanuele. Così come attività di vario genere si trovano in altri edifici con possibili rischi anche più in periferia, come ad esempio su più punti della Piceno Aprutina. Considerando, inoltre, che i casi potrebbero essere destinati a crescere alla luce dei numerosi sopralluoghi – oltre 2500 – che devono ancora essere effettuati. L’auspicio è che, alla fine, si riescano a coniugare le esigenze di messa in sicurezza degli immobili con la possibilità di garantire alle varie attività che rischiano di essere coinvolte di poter continuare a svolgere la propria attività regolarmente, o perlomeno di poter attivare in maniera il più indolore possibile un eventuale trasferimento che consenta di mantenere la clientela durante il periodo dei necessari lavori sugli edifici interessati. Così come avvenuto, ad esempio, nel caso di via del Teatro dove si è intervenuti subito con una messa in sicurezza-tampone molto veloce per poter consentire ad un’attività commerciale interessata dai lavori di poter praticamente restare aperta e in attività.