Storie di anelli al naso, favole e la Salaria pro-terremotati

Gli ascolani hanno l’anello al naso. E sono come i bambini: credono ancora alle favole. Forse è questo quello che pensano del Piceno e della sua gente nelle stanze dei bottoni, sui tavoli che contano e che decidono, ogni qual volta c’è da adottare un provvedimento, prendere una decisione, definire una strategia ma soprattutto indirizzare investimenti, pianificare finanziamenti e assegnare contributi e agevolazioni. O forse non è così: magari è solo un’impressione e tutto dipende dal fatto che gli ascolani, oltre a quanto detto prima, hanno anche la coda di paglia. Una coda di paglia che potrebbe essere conseguenza, soprattutto, dalla manifesta impotenza di chi nel corso della storia moderna ha finora rappresentato il territorio a tutti i livelli e ha portato a casa solo briciole rispetto alla concorrenza (Fermo docet).

Certo è, però, che quando si raccontano barzellette che tutti conoscono, come nel caso della Salaria e degli interventi già programmati da decenni e da poco anche avviati (dopo un’esasperante attesa) quali i lavori nel tratto Valgarizia-Trisungo, c’è poco da ridere. Nonostante sia subito scattata anche la corsa all’attribuzione dei meriti. Per carità, ben vengano gli investimenti milionari promessi per il Reatino che, alla fine, contribuiscono ad avvicinare l’abbandonata Ascoli alla Capitale e al mondo intero… Lo sforzo, l’intenzione e (speriamo) la realizzazione vanno apprezzati. Ma quando tutto questo pacchetto preconfezionato viene incartato e infiocchettato con il sostegno alle zone terremotate, francamente, anche gli anelli al naso degli ascolani spariscono d’improvviso.

Investimenti e opere infrastrutturali sono ben graditi anche per quello che potranno portare, magari tra decenni e in maniera indiretta, alle aree dilaniate e depauperate dal terremoto, ma questi ascolani che credono alle favole stavolta non la bevono e chiedono solo chiarezza e un colpo di spugna su ogni possibile strumentalizzazione in chiave politica, da qualunque parte essa provenga. Perché continuando di questo passo tra dieci anni, quando progetti e intenzioni potrebbero divenire realtà, in quelle zone dove il terremoto non ha concesso deroghe forse non ci sarà più nulla e più nessuno. E a quel punto sarà anche un deserto ” elettorale”…

E forse, sempre a quel punto, non serviranno più neanche annunci e contrapposizioni, promesse e controcanti, investimenti e illusioni.

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Direttore responsabile della Gazzetta di Ascoli Giornalista professionista e scrittore

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