Terremoto, contributi ed esenzioni a rischio per centinaia di famiglie e imprese ascolane

Al momento, le famiglie e le imprese ascolane che attendono dal Parlamento un “regalo” di Natale fondamentale per andare avanti dopo la mazzata del terremoto, considerando che al momento non ci sono rassicurazioni del Governo nero su bianco visto che nel testo approvato non figurano misure correttive per il post-sisma. Famiglie, si diceva, che, tra attese interminabili per i sopralluoghi sugli edifici e l’incertezza sulla possibilità o meno di restare nelle loro case, vedono sfumare lentamente anche la possibilità di agevolazioni, di eventuali contributi di autonoma sistemazione e di quelli per la sistemazione degli immobili inagibili. I termini in molti casi, come la sospensione dei mutui e delle bollette, sono già scaduti, mentre in altri, come ad esempio la concessione del sostegno per la messa in sicurezza delle case e i contributi di autonoma sistemazione, la scadenza è fissata per la fine di dicembre. E proprio entro dicembre dovrebbe essere pubblicata sulla Gazzetta ufficiale la nuova legge di bilancio dello Stato nella quale si spera possano essere, nel frattempo, inserite con emendamenti le necessarie proroghe. Del resto, che colpa hanno i cittadini ascolani già in ginocchio per le scosse telluriche se i ritardi nei sopralluoghi e nelle farraginose procedure hanno finora impedito loro di sapere se la loro abitazione sia inagibile oppure no?

I fatti parlano chiaro: nonostante il gran lavoro dei tecnici comunali e della Protezione civile, a fronte di oltre 9000 richieste mancano ancora circa 300 aggregati di edifici da visionare. E per chi abita in questi immobili c’è il rischio che, se non sarà prorogato, il termine del 31 dicembre sancirà quella che sarebbe un’autentica beffa: l’impossibilità di usufruire dei contributi per i lavori di sistemazione. Parallelamente, ci sono tante imprese e attività commerciali ed artiginali che attendono, alla finestra, un segnale per la modifica di quella zona franca che, se tutto rimanesse così com’è, servirebbe a poco o nulla, con la scadenza fissata per il prossimo 6 novembre e tante aziende danneggiate dal sisma che rimarrebbero escluse dalle esenzioni fiscali.

Aldilà delle speranze, delle illusioni e delle risposte attese, al momento la vera certezza per gli ascolani alle prese con i danni diretti e indiretti del terremoto sono le scadenze. Scadenze che senza una proroga rischiano di lasciare a piedi molti di coloro che, semplici cittadini o imprenditori, si trovano in serie difficoltà. Salvo proroghe, ad esempio, il 31 dicembre si concluderanno  i termini per richiedere i contributi per la sistemazione degli edifici inagibili,  con il rischio di lasciare fuori centinaia di appartamenti e altrettante famiglie con una casa inagibile e nessun aiuto. Altra scadenza ormai imminente è quella di domani, 31 ottobre, quando si chiuderanno i termini per le richieste del Sia sisma, il sostegno per le famiglie delle zone terremotate con reddito inferiore a 6000 euro annui, con 200 domande già pervenute all’Arengo. Ma si avvicina a grandi passi un altro importante termine per la presentazione delle domande, ovvero quello relativo alla zona franca urbana per la quale entro il prossimo 6 novembre devono essere richieste formalmente le esenzioni fiscali (fino a 200 mila euro) da parte delle imprese presenti nei luoghi colpiti dal terremoto, ma con una distinzione che mette in difficoltà parecchie attività: per le aziende nate prima del settembre 2015 resta in piedi il vincolo di dover dimostrare un calo degli incassi nel periodo del terremoto rispetto all’anno precedente. Ma molte imprese, in realtà, solo ora, dopo le relative ordinanze, hanno dovuto chiudere a seguito dei sopralluoghi.

Stando ai dati di fatto, il testo approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri per la legge di bilancio 2018, non include le misure per andare incontro alle zone terremotate. La legge, ovviamente, necessiterà dei passaggi alla due camere del Parlamento, prima della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale prevista entro Natale. I correttivi attesi per tamponare una situazione di emergenza che si verrebbe a creare, con tante persone escluse da contributi e agevolazioni, dovrebbero arrivare proprio in sede parlamentare presumibilmente con apposito emendamento dello stesso Governo. Ed i tempi, in tal senso, sono stretti perché, come detto, solo prima di Natale si conoscerà quello che succederà dal primo gennaio 2018. La speranza, ovviamente, è che sotto l’albero – sconfinando nella retorica – arrivi per i tanti ascolani in attesa di una risposta, la certezza di non essere lasciati al loro destino di terremotati e abbandonati.

 

 

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