Bici contromano in corso Trieste, provocazione degli Amici della bicicletta

Il mistero è risolto, ma nella maniera più inaspettata. I famigerati segnali disegnati a terra in corso Trieste, ad indicare il senso di marcia per le biciclette contromano rispetto alle auto, ovvero nella corsia riservata ai bus, non sono opera dell’Arengo: gli autori di questa segnaletica provocatoria sono gli Amici della bicicletta. L’obiettivo del gesto, stando alle loro dichiarazioni, una volta usciti allo scoperto, è la volontà di stimolare l’Arengo a consentire che anche le corsie riservate ai pullman possano essere utilizzate dai ciclisti. Quindi andando contromano rispetto alle auto così come è possibile per i bus, a cominciare proprio da corso Trieste e via Zeppelle. Ma di fronte a questo gesto a metà tra la provocazione e la voglia di sensibilizzazione, quello che più ha sorpreso  è che il Comune, finora, è rimasto in silenzio e in attesa di risposte.  Quasi incredulo di fronte a queste miracolose e inspiegabili apparizioni “segnaletiche”. Ma adesso, con i volontari dell’associazione Amici della bicicletta che sono tornati sul posto, sabato scorso, per cancellare i segnali disegnati a terra lungo la carreggiata di corso Trieste, il mistero è svelato. E magari nel frattempo qualche ciclista ha anche provato ad avventurarsi in controsenso sentendosi più protetto da questi segnali spuntati a sorpresa.

 

Il segnale lanciato dagli Amici della bicicletta ha avuto la sua conclusione con le operazioni di rimozione delle biciclettine con freccia disegnate qualche giorno prima sulla carreggiata, tra asfalto e sanpietrini. E sono stati proprio i rappresentanti dell’associazione a chiarire quale fosse il senso del loro messaggio lanciato, sicuramente, in maniera insolita.

“Quello che noi proponiamo da tempo all’Amministrazione comunale – sostengono gli esponenti dell’associazione Amici della bicicletta – è di riservare le corsie per i bus di corso Trento e Trieste e di via delle Zeppelle anche alle biciclette. Le biciclette disegnate in corso Trento e Trieste sono state fatte in meno di 20 minuti, il che lascia capire quanto sia semplice e poco dispendioso prendere una simile decisione. Occorrerebbe inoltre integrare la segnaletica verticale con il simbolo della bici affiancato a quello del bus”.

“Noi in questo caso. – commenta il presidente dell’associazione, Alessandro Paoletti – non stiamo parlando di corsie ciclabili per le quali non ci sarebbe spazio, – né  di  senso unico per tutti eccetto le bici, poiché in effetti in queste due vie non c’è il senso unico, considerando che nel senso opposto a quello delle auto possono comunque transitare gli autobus. Inoltre, per rendere più sicura la convivenza bus-bici, proponiamo in suddette vie anche  il limite di 30 chilometri orari”.

“Le corsie riservate – proseguono gli autori dell’iniziativa – sono intese come un modo per favorire due forme di trasporto, quello pubblico e quello ciclistico, che creano benefici al  traffico cittadino in termini di decongestione del traffico e, quindi, minor inquinamento e maggiore sicurezza. Tra l’altro, stiamo parlando di cose concrete e fattibili, considerando che la normativa vigente consente, in base all’articolo 3 del codice della strada e all’articolo 140 del relativo regolamento, l’accesso delle biciclette nelle corsie preferenziali”.

 

Poi il discorso, dal caso specifico di corso Trieste, spazia anche alle ipotesi del “contra flow cycling”, ovvero dei percorsi ciclabili contromano rispetto alle auto che dovrebbero essere realizzati in alcune vie del centro cittadino.

“Quello  dei sensi unici ad eccezione delle  bici, – sostiene Paoletti  – è un discorso che ci lascia perplessi nel leggere le proposte degli esperti dell’Università La Sapienza riguardo, ad esempio, il caso di corso Mazzini. Ci sono le misure giuste? Sarà necessario eliminare i parcheggi auto? In questo senso, anche noi vorremmo dare il nostro contributo a simili scelte, anche se nei fatti ciò non ci è concesso non convocandoci negli incontri tecnici. Vengono invitate le categorie dei commercianti, ad esempio, ma noi veniamo sempre ignorati, forse perché forse si ritiene di sapere già tutto rispetto alla mobilità ciclistica… Ma, purtroppo, non è così e noi di suggerimenti da dare ne abbiamo tanti… A noi, comunque, non interessa fare polemica, ma stimolare e aiutare l’Amministrazione comunale a raggiungere gli obiettivi che una città come Ascoli deve porsi dal punto di vista della mobilità ciclistica”.

Certo è che lo “scherzo-provocazione” degli Amici della bicicletta ha anticipato, di fatto, lo scenario che secondo il progetto dell’Arengo – che ha già ottenuto i finanziamenti ministeriali – potrebbe realmente realizzarsi in alcune vie del centro storico ascolano.

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