Sisma e commercio in ginocchio: molte attività senza aiuti e con il problema dei locali

Sempre più difficile andare avanti, per molti negozi e pubblici esercizi ascolani, specie in centro, in uno scenario di incertezza tra l’allungarsi dell’elenco di locali inagibili e l’estrema lentezza per quel che riguarda la fase delle messe in sicurezza. Aggiungendo a tutto ciò anche la difficoltà di trovare altre soluzioni in alternativa alle sedi danneggiate dal sisma e anche all’addio forzato al centro storico da parte di diverse famiglie costrette a lasciare la casa inagibile. Uno scenario che, proprio per la criticità dell’attuale situazione, sarà quanto prima sotto la lente d’ingrandimento della consulta per commercio e turismo, come concordato tra l’assessore comunale al commercio, Alessandro Filiaggi, e lo stesso presidente dell’organismo consultivo, Andrea Negroni.

 

Sono cresciute e continuano a crescere, man mano che si procede con i sopralluoghi, le dichiarazioni di inagibilità di edifici in città. Edifici che in diversi casi vanno ad interessare anche attività commerciali che si vedono costrette, da un giorno all’altro a chiudere i battenti. Solo ora, di fatto, ci si sta rendendo conto realmente dei problemi che tantissimi locali hanno avuto a causa del terremoto, proprio per i tempi lunghi che portano ad evacuazioni anche adesso, ad un anno e mezzo dalle prime scosse. Ma le inagibilità delle sedi di attività pesano ancor di più sui commercianti principalmente per due motivi: la grande difficoltà di trovare, in particolare in centro, soluzioni alternative e la grande lentezza della macchina delle messe in sicurezza di quelle sedi di attività che devono essere sistemate per poter essere riutilizzate. Del resto, basta pensare che le pratiche istruite allo scorso 19 gennaio, per quel che riguarda gli immobili inagibili ad Ascoli risultavano in tutto 37 e solo 4 sono arrivare allo sblocco dei contributi. Di queste 4, tra l’altro, nessuna pratica riguarda attività commerciali. Si può facilmente intuire, quindi, quanto sia ancora lungo il percorso per arrivare a risanare tutti gli edifici danneggiati. Una situazione, dunque, difficile da gestire per chi deve cercare di mandare avanti l’attività senza avere possibili soluzioni in vista. Ed in tal senso, anche la recente ordinanza relativa alla possibilità di aprire negozi temporanei in strutture mobili non può essere presa in considerazione per il centro storico, essendoci di mezzo un parere della Soprintendenza.

 

Problema nel problema, per il commercio ascolano, è anche rappresentato dal fatto che numerose attività sono rimaste escluse dalla zona franca urbana per il sisma e, quindi, dai relativi benefici fiscali e contributivi. Questo perché tutti coloro che avevano già avviato l’attività prima dell’agosto 2015 non potevano beneficiare delle agevolazioni e anche la modifica della legge di bilancio 2018 modifica la disciplina per la concessione delle agevolazioni fiscali (fino a 200 mila euro) alle imprese dei comuni colpiti dal terremoto,  riaprendo la possibilità di presentare le domande da parte delle imprese che hanno registrato un calo del fatturato del 25%, rispetto all’anno precedente, anche nel periodo dal primo novembre 2016 fino al 28 febbraio 2017. Ma essendo Ascoli in ritardo dal punto di vista delle migliaia di sopralluoghi richiesti, ecco che molte attività si sono ritrovate senza una sede (e quindi con cali del fatturato) solo successivamente a febbraio dello scorso anno. E da quel momento in poi, quindi, hanno avuto uno stop degli incassi. A tutto ciò, vanno aggiunte anche le difficoltà legate ad una flessione delle vendite generale dovuta anche all’esodo forzato di diverse famiglie che hanno dovuto lasciare il centro o addirittura la città per trovare una sistemazione provvisoria (che però potrebbe esserlo per molto tempo) altrove. A catena, è chiaro che si innesca anche la difficoltà legata al mantenimento del personale, considerando pure che la cassa integrazione concessa nelle zone colpite dal sisma sarebbe terminata a dicembre e al momento non ci sono alternative. E cosa succederà poi, dopo il 31 maggio, quando terminerà la sospensione di tutti i tipi di pagamenti da effettuare per contributi previdenziali e assistenziali e premi assicurativi? Una situazione sicuramente preoccupante, anche alla luce di una ripresa che lascia già intravedere tempi molto lunghi e quindi ancora mesi di difficoltà per le attività commerciali.

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