L’Arengo ora adotta un sistema per tutelare chi segnalerà eventuali comportamenti illeciti di dipendenti. A tutela, quindi, di chi farà la spia pe il bene dell’ente. Le segnalazioni, infatti, grazie ad un apposito programma informatico, potranno essere anonime e quindi l’ente verrà a sapere quali siano i comportamenti ritenuti illeciti segnalati, ma senza che nessuno sappia chi ha fornito l’informazione. Un modo per tenere sotto controllo, così come vuole l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), eventuali comportamenti che possano sfociare in reati o comunque possano risultare illeciti. E qui, in linea teorica, si può spaziare dalla classica agevolazione o “mazzetta” fino magari all’uscita dall’ufficio senza aver timbrato il cartellino, così come verificato in diverse città italiane. Uno strumento, quello del software appena acquistato, che intende fungere anche da deterrente, per una politica di prevenzione, considerando che con la garanzia dell’anonimato sarà molto più facile, per chi intenda farlo, procedere con delle segnalazioni. Della serie: uomo avvisato, mezzo salvato… Questo non perché all’Arengo si siano registrati e provati casi di illeciti, ma per mettere le mani avanti nel caso in cui qualcosa del genere, in futuro, dovesse accadere.
La legge che, anche su specifica indicazione dell’Anac, ha portato l’Arengo a fare questo passo per incentivare i controlli e le segnalazioni per evitare comportamenti illeciti, è del 2012 e riguarda le “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione“. Normativa che per la prima volta introduce, in Italia, una norma specificamente diretta alla regolamentazione del whistleblowing, ovvero della segnalazione di illeciti nell’ambito del pubblico impiego. Con il successivo innesto di un articolo teso proprio a tutelare il dipendente pubblico che segnali illeciti. In altre parole, chi farà la spia per il bene dell’ente e della comunità, ora può beneficiare di un sistema che, rendendo ogni segnalazione anonima, lo tutela da eventuali ripercussioni e, comunque, non lo spinge a rinunciare a segnalare eventuali casi di illeciti. E per illeciti si intende qualsiasi comportamento contro legge, da ipotesi di fatti legati alla corruzione fino all’assenza immotivata dal lavoro senza timbrare il cartellino di uscita.
Con l’acquisto dello specifico programma informatico, anche alla luce di possibili sanzioni dall’Anac in caso di mancato rispetto delle disposizioni anticorruzione, adesso sarà possibile procedere con eventuali segnalazioni di comportamenti illeciti, nell’ambito degli uffici comunali, attraverso internet, in maniera del tutto anonima. Col nuovo software acquistato dall’Arengo con un costo di circa 2900 euro all’anno, si potrà, infatti, andare su un’apposita schermata per le segnalazioni inserendo l’ufficio relativo al dipendente che avrebbe – secondo il segnalatore anonimo – commesso un comportamento illecito, per poi andare a specificare il fatto. In questo modo, l’ente verrà a conoscenza della segnalazione e potrà poi approfondire e verificare la correttezza o meno della segnalazione. In tal senso, l’Arengo ha individuato un sistema che è lo stesso usato da altri soggetti pubblici di particolare importanza come, ad esempio, l’Agenzia per l’Italia Digitale.
In realtà, questo passaggio attraverso il nuovo sistema informatico rappresenta un passaggio operativo di quanto già indicato nel Piano anticorruzione dell’Arengo che prevede, tra le altre cose, proprio l’anonimato a tutela del dipendente che segnali comportamenti illeciti di colleghi, la rotazione ogni cinque anni (tre anni per i dirigenti) dei dipendenti comunali nei settori più a rischio corruzione, la sospensione o il trasferimento ad altro ufficio per chi ha un procedimento in corso e provvedimenti che vanno dalle sanzioni fino al licenziamento, secondo la gravità dei fatti. E uno dei passaggi che viene messo in evidenza nel codice di comportamento dei dipendenti comunali è proprio quello della tutela di chi denunci al proprio superiore o addirittura all’autorità giudiziaria o alla Corte dei conti condotte illecite di colleghi di cui sia venuto a conoscenza nello svolgimento del rapporto di lavoro. In pratica, si dice che “il dipendente che segnali o denunci comportamenti illeciti di altri dipendenti o superiori, non può essere sanzionato, discriminato o licenziato per motivi collegati alla sua segnalazione”. Inoltre, “nell’ambito del procedimento disciplinare, l’identità del segnalante non potrà essere rivelata, senza il suo consenso a meno che non sia assolutamente indispensabile per la difesa dell’incolpato”. Altra disposizione che è cautelativa per l’ente è quella di ruotare il personale addetto alle aree a rischio, secondo un intervallo compreso tra tre e cinque anni.
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