di Marta Peroni
“Abito sempre nel mio sogno: di tanto in tanto, faccio una piccola visita alla realtà”.
Con le parole di Bergman si è aperta la seconda edizione di Cinesophia, l’unico festival nazionale dedicato alla “Filosofia del Cinema” che si è svolto nella magica cornice del Teatro Ventidio Basso nelle giornate del 23 e 24 Febbraio. L’evento, organizzato dall’Associazione Popsophia e dall’Amministrazione comunale di Ascoli Piceno in collaborazione con l’Ufficio scolastico provinciale, ha attratto numerosi spettatori da tutto il territorio, anche oltre i confini regionali, e si è concluso con un notevole successo.
Dal pomeriggio alla sera si sono alternati diversi giornalisti cinematografici e filosofi che, attraverso proiezioni, conferenze interattive, spettacoli filosofici-musicali, si sono interrogati sul realismo magico, grazie alle opere di due grandi registi: Ingmar Bergman e Federico Fellini.
Vedere la realtà con lo stupore tipico dei bambini, guardare oltre il visibile per scorgere qualcosa di insolito, in un continuo gioco tra veglia e sogno, tra illusione e verità. Questi i temi affrontati durante le due giornate, partendo dalle opere classiche dei due registi, correlandole a forme d’arte contemporanea, dalla musica alla letteratura, ai film e alle fiction.
La prima giornata è stata dedicata a Bergman, analizzandone le opere più importanti. “Fanny e Alexander”, la biografia “La lanterna magica”, l’inedito sulla passione, morte e resurrezione del Cristo (poi rifiutato dalla Rai per l’esclusione, nel progetto di Bergman, della figura di Gesù), sono le opere che ha analizzato il giornalista Andrea Panzavolta nella sua introduzione generale, concludendo come l’amore sia al centro del suo lavoro. Il tema dell’amor perduto, della nostalgia e dei sogni è stato approfondito dal filosofo Cesare Catà con una correlazione tra “Il Posto delle Fragole” di Bergman e “La La Land”, con contaminazioni tra varie opere letterarie e cinematografiche: dall’Odissea a Shakespeare, da Jung a Walt Disney, con particolare attenzione anche a due musical come “Tutti insieme appassionatamente” e “Mary Poppins”. La morte è invece la protagonista del film “Il Settimo Sigillo” affrontato da Adriano Fabris, professore di Filosofia morale dell’Università di Pisa, che ha concluso però dicendo come sia la speranza ha dare un senso alla nostra vita.
Nella seconda giornata si è dato ampio spazio al Realismo Magico di Fellini. Roberto Mordacci, filosofo e preside della facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele, ha introdotto il regista partendo dall’onirica opera biografica “8 ½”. Un momento di difficoltà nella vita del regista che si trasforma in una sorta di sogno, di senso di fuga. Il critico cinematografico Andrea Muniz, con l’uso di semplici immagini, ha affrontato il discorso dell’incantamento e dello sguardo in macchina. Di come Fellini, con l’uso di elementi naturali (pioggia e vento nei Vitelloni e Roma, o la nebbia in Amarcord), della memoria e del ricordo, e di simboli riesca a far entrare lo spettatore in un contesto fantastico. Il giornalista Marcello Veneziani ha proposto un’inedita visione del cinema felliniano a partire dalla penna disincantata del suo sceneggiatore prediletto Ennio Flaiano, con riferimenti ai “fogli di Via Veneto” che contenevano la prima bozza del film “La dolce vita”.
Durante le serate sono stati proposti due Philoshow, spettacoli filosofico-musicali ideati e condotti da Lucrezia Ercoli, con brani eseguiti dal vivo dalla band di Popsophia, Factory, composta da dieci giovani professionisti, con Pamela Olivieri alla voce narrante e regia e montaggi video di Marco Bragaglia. Due i temi: l’adolescenza nello spettacolo “Non ti libererai di me” da Fanny e Alexander a Chiamami col tuo nome, con interventi del filosofo Simone Regazzoni, e il sogno “l’esistenza lucidamente onirica da Amarcord a Inception” con riflessioni del filosofo Umberto Curi.