di Luca Marcolini
Della serie non ci facciamo mancare niente, ecco in arrivo Ascoli capoluogo di provincia (forse l’unico in Italia) senza ospedale. No, non è una barzelletta. Proprio quell’ospedale Mazzoni per il quale fino a qualche mese fa si sono continuati ad investire milioni per le strutture – basti pensare alle cinque nuove sale operatorie – così come si sono succeduti tagli del nastro e strette di mano per nuovi macchinari e attrezzature, ora non sarebbe più utile. Ora si è deciso che non serve più. E teniamo a distanza, in questa analisi, ogni logica politica o partitica. Qui proviamo ad usare la logica e basta.
Forse non è più funzionale, forse è antieconomico. Forse la sua dismissione serve a razionalizzare i costi e far quadrare i conti della sanità marchigiana. Fatto sta che, mentre altrove si costruiscono ospedali, nel Piceno si fa scattare una promozione tutta particolare: non il classico due al prezzo di uno, ma uno al prezzo di due. Ovvero un ospedale che sostituirà i due esistenti, il Mazzoni e il Madonna del soccorso a San Benedetto. Uno scenario in cui i tanti “forse” di cui sopra derivano non da una nostra incertezza, bensì dalla mancata comunicazione, almeno al momento, di numeri, proiezioni, cifre e pianificazioni che dimostrino chiaramente perché converrà fare così. Non solo. I cittadini ascolani che ora si vedranno scomparire sotto gli occhi il loro ospedale, per scelta regionale avallata da 17 sindaci, con l’obiettivo di costruire il polo unico nel bel mezzo della vallata, a Spinetoli, non sanno neppure che fine faranno i due grandi contenitori che non avranno più funzioni ospedaliere. Qualcuno sussurra che saranno dei poliambulatori. Ma allora siamo sicuri che questo porterà dei risparmi? E’ possibile sapere a quanto ammonterebbero questi risparmi?
Fatto sta che, a prendere una decisione che stravolgerà completamente il sistema sanitario sul territorio (immaginatevi le corse a sirene spiegate dalla montagna fino a Spinetoli…), sarebbero stati nientepopodimenoche… un algoritmo e 17 mani alzate dei sindaci d’accordo con la scelta regionale, pur se rappresentativi – in termini di popolazione – della minoranza del territorio piceno.
Perché la scienza esatta la si vuole usare solo quando si parla di algoritmi, mentre poi quando si torna alla rudimentale alzata di mano della conferenza dei sindaci, poco importa se il sindaco di un piccolo comune (con tutto il rispetto per loro e per il lavoro che quotidianamente svolgono) vale tanto quanto quello delle città più grandi. Alla fine, senza ancora aver reso edotta la popolazione su cifre, numeri, valutazioni e motivazioni di qualsiasi carattere (sanitario o economico che possano essere) la certezza è che si è decretata la morte (o perlomeno l’agonia) dell’ospedale di Ascoli e di quello di San Benedetto. Il tutto considerando che dopo un lungo giro di parole durato mesi si è ritornati al punto di partenza, ovvero alla zona di cui si è sempre parlato da anni, seppure informalmente, per la realizzazione dell’ospedale unico del Piceno. Forse l’algoritmo impazzito, alla fine, si è limitato a raccogliere le voci di corridoio di mesi e mesi, o addirittura di anni. Fatto sta che adesso il dado è tratto: l’area proposta dai Comuni di Spinetoli e Colli del Tronto è quella prescelta.
La speranza è che, almeno adesso, possano finalmente uscire fuori documenti, studi e motivazioni che hanno portato, algoritmo a parte, a questa strategia. Attendiamo di conoscere dettagliatamente le relazioni per capire quali sarebbero i vantaggi garantiti da una soluzione che si butta alle spalle tutti i milioni di investimenti effettuati in questi anni nei due ospedali e anche per comprendere cosa succederà da qui fino al completamento del nuovo nosocomio di vallata E magari anche se si sono già individuati i finanziamenti per realizzarlo.