piazza roma pollicinoE’ una ripartenza difficile quella del commercio ascolano dopo il blocco di circa due mesi per l’emergenza Coronavirus. E ad una settimana dal via libera alle riaperture, quello che si prospetta è uno scenario dal doppio volto. Da una parte lo sconforto e la tentazione di abbandonare tutto, dall’altra la speranza  da alimentare nonostante i consumi e gli acquisti siano inequivocabilmente (come prevedibile) i grandi assenti in questa fase ancora emergenziale. Un’assenza motivata dall’incertezza economica che purtroppo pesa ancora su moltissime famiglie ascolane. In concreto, i primi segnali arrivano dalle chiusure definitive già avvenute o annunciate:  almeno 5, in centro, in questa fase. Chiusure che per fortuna saranno riequilibrate da 4 nuove aperture in arrivo presumibilmente dal mese di giugno (ed un’altra avvenuta di recente in piazza Roma). Il tutto considerando che diverse attività, soprattutto nel food, hanno scelto di aspettare ancora un po’ prima di riaprire per non accollarsi ulteriori costi di fronte al rischio di non avere adeguati incassi.

 

Guardando il lato più grigio e preoccupante di questa fase 2 per il commercio, ci sono già le prime attività – almeno 5 in questa fase solo in centro storico – che, purtroppo, hanno deciso di abbassare definitivamente le serrande, oltre a qualche caso in cui si sta provando a trasferirsi cercando locali meno onerosi dal punto di vista dell’affitto. Parliamo di attività di abbigliamento per adulti e anche per bambini oltre ad alcuni pubblici esercizi. Tutti con locali nel quadrante principale del centro storico. Ma c’è anche c’è chi, per limitare i costi a fronte di mancati incassi, dopo aver provato a riaprire per qualche giorno ha deciso di richiudere in attesa di tempi migliori o, in qualche caso, continua ad aprire ma con orari ridotti. Così come c’è chi, sempre in un rapporto costi-ricavi decisamente sbilanciato, non tenta nemmeno la carta dell’area esterna concessa dall’Arengo gratuitamente.

 

Per quel che riguarda, invece, il lato più positivo che, perlomeno, lascia spazio ad un minimo ottimismo, ci sono da registrare moltissime attività che stringono i denti e provano a resistere ed andare avanti: si tratta di una percentuale individuabile almeno nel 90% delle attività per il settore no food e di circa il 70% sul fronte dei pubblici esercizi e della ristorazione. A fronte delle prime chiusure registrate o già annunciate (con cartelli “affittasi” già esposti su qualche vetrina), c’è anche chi continua nonostante tutto a credere e investire in città, con ulteriori aperture (almeno 4 in centro storico) in arrivo presumibilmente a giugno. Si tratta, ad esempio, dell’apertura di una cremeria artigianale importante in corso Trieste, con varietà di prodotti e con un’immagine legata alla città del passato anche per puntare sulle tradizioni. Inoltre, in piazza Simonetti è prevista l’apertura di una gelateria bio, mentre un’attività di vendita di prodotti gastronomici locali dovrebbe aprire in piazza Arringo. Così come è attesa l’apertura di un negozio di abbigliamento al piano terra di palazzo Pacifici in via del Trivio.

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Direttore responsabile della Gazzetta di Ascoli Giornalista professionista e scrittore

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