L’ennesimo sgambetto del Covid all’economia ascolana, stavolta a seguito dell’ingresso in “zona rossa”, riporta alta l’attenzione sulla necessità di un adeguato paracadute per tante attività cittadine costrette da troppo tempo a stare chiuse. Ed in tal senso riaffiora, forte, il malumore degli operatori del commercio a fronte di un decreto governativo sui sostegni, appena pubblicato, che viene considerato inutile dagli addetti ai lavori. E proprio in queste ore si torna a ragionare su una possibile iniziativa di protesta, seppur composta e civile, di fronte ad una pazienza che sembra ormai finita. Nel frattempo, una piccola boccata di ossigeno arriva a livello comunale, con l’Arengo che ha sbloccato, dopo uno specifico avviso, contributi per 27 realtà sportive della città che hanno presentato una documentata richiesta. Ad esprimere tutta la rabbia degli operatori commerciali e, nello specifico, di chi opera nel settore della ristorazione e dei pubblici esercizi, riguardo il decreto governativo sui ristori, è il presidente provinciale della Fipe, Daniele Fabiani. “La speranza si è trasformata in forte delusione – spiega Fabiani – Proprio la speranza ci ha fatto mettere per qualche mese in una cornice di attesa riguardo le possibili decisioni del nuovo premier Draghi. Adesso, sulla base del tanto atteso decreto sostegni, posso affermare che siamo finiti dalla padella nella brace. E ora la speranza si sta trasformando in rabbia. Molte categorie sono stremate dopo più di un anno, con una seconda Pasqua in zona rossa e con attività sempre più coi conti in rosso… Siamo stanchi di aspettare soluzioni che non arrivano. A questo punto non si esclude una protesta contro un sistema incapace di tutelare le piccole e medie imprese. Non vogliamo l’elemosina, ma vogliamo riavere la dignità del lavoro”. “Il ristorante che nel 2019 fatturava 550mila euro – afferma Daniele Fabiani, presidente provinciale FIPE – e che nel 2020, a causa degli oltre 160 giorni di chiusura imposti dalle misure di contenimento della pandemia da Covid, ha perso il 30% del proprio fatturato, 165mila euro, beneficerà di un contributo una tantum di 5.500 euro. Poco cambia per un bar. Chi nel 2019 fatturava 150mila euro e ne ha persi 25mila a causa delle restrizioni, avrà diritto a un bonus di 1.875 euro, il 4,7% della perdita media annuale. Sono solo alcuni esempi per far capire come tra le dichiarazioni ufficiali ed i risultati reali, per le imprese sono più le delusioni che le gratificazioni. Cosa può provare un imprenditore di fronte a queste situazioni paradossali può esser compreso solo da chi è abituato a rischiare in proprio”.