sanremo 2023 logo

di Luca Marcolini

 

Festival di Sanremo, atto secondo. Una serata infarcita dall’amarcord della vocalità, con il trio della vecchia guardia, Morandi-Ranieri-Al Bano, che ha aperto le porte sulle altre 14 canzoni in gara, dopo quelle dell’overtoure. E, come sempre accade, – buona la seconda – arriva l’atteso, gradito e dovuto assestamento e miglioramento sotto l’aspetto tecnico. Il che non guasta mai per favorire questa corposa indigestione di brani inediti da festival nel giro di 48 ore.

Ma seguiamo la scaletta accompagnandola con le nostre “fotografie” verbali.

WILL

Will fa il suo. Nel comfort di un sound che galleggia sull’onda delle attuali produzioni da mainstream generazionale e regge bene l’urto con il mostro Sanremo che piega le gambe anche ai big. Il brano funziona se pensato nel contesto dell’attuale target produttivo standardizzato.

MODA’

I Modà non seguono la moda. E si tengono strette le sonorità, forse ormai superate, della loro consacrazione per puntare sull’amore energico con schitarrate e lead voice tirata al limite del possibile. Della serie, riprendiamoci i nostri fan.

SETHU

Sethu: osa con un ritmo spezzato da synth-esotizzanti che crescono tra chitarre distorte. Al limite tra indie e ska. Voce forse troppo lineare in un contesto sonoro molto frastagliato, ma sicuramente convinta. Non male il progetto che, comunque, deve essere ulteriormente messo a fuoco.

ARTICOLO 31
Ritorno al passato con un brano di rap “melodico’ con un j ax in versione canora (con l’aiutino dell’autotune) che stacca di netto il rap omologato usa e getta della fase attuale. Una reunion con lacrimuccia che cattura l’attenzione per un testo che fa riflettere. Il brano c’è e può correre con le proprie gambe. E ha anche qualcosa da insegnare all’esercito dei giovani rapper

LAZZA
Produzione high level con sonorità internazionali di grande ampiezza e leggerezza – la firma di Dardust dice tutto – sostenute da ritmica perfettamente incastonata nel tessuto armonico. Lazza ci mette barre che stanno al passo col sound  e ne esce fuori un pezzo a cui Sanremo e il festival stanno sicuramente stretto.

GIORGIA

Partenza con voce appoggiata su una nota bassa e un suono da vecchio Roland che cerca spazio. E lei, Giorgia, poco riverberata, si inerpica costruendosi quasi da sola un arrangiamento che non c’è  o quasi. E un tempo spezzato che non aiuta ad emozionarsi. Voce  e tecnica canora intoccabili, ma inserite in un brano molto frenato dalla struttura e dalla produzione. Sì, Giorgia merita di più.

COLAPESCE-DI MARTINO

Colapesce e Di Martino, duono dai suoni leggerissimi stile quasi favolistico che ricordano a tratti lo stile “maxgazzeiano”.  L’intenzione è quella di giocare sulle voci sempre allineate e riverberate, quasi a rievocare il mega-successo di “Musica leggerissima” e voler evitare il rischio di restare intrappolati per sempre nella loro prima hit, come successo ai Jalisse. Ma l’impatto di questo nuovo brano sanremese non è sicuramente lo stesso. E richiede qualche altro ascolto.

SHARI

Un cantato ondeggiante e sicuramente molto personale – seppur con qualche imprecisione di nota – che si nasconde e riappare dentro e fuori il pianoforte chiamato a sdoganare una produzione molto curata che sale e funziona fino al salto nel vuoto del ritornello. Un ritornello che sembra mancare.  E solo il drop finale garantisce al brano quella spinta che, sicuramente, doveva arrivare prima. L’identità artistica c’è, la produzione anche. Ma il pezzo non del tutto.

MADAME

Una ricerca che non termina mai a tutti i livelli, dalla sperimentazione delle tracce di synth da pop elettrodipendente e anche una ulteriore crescita a livello di stile vocale e interpretazione. Madame dimostra di non guardarsi indietro. E il brano è di quelli che ti entrano sottopelle man mano che li ascolti. E poi ti capita, durante la notte, di risentire un synth che è rimasto intrappolato nella tua testa.

LEVANTE

Una Levante stravolta, dal nero al biondo e dalle cifre del canto semplice verso le sonorità allucinogene e i sogni erotici che diventano ritornello basico, su quattro accordi che girano tra loop e take canore ripetitive. Un brano che può entrare in testa al primo impatto, ma che fatica a lasciare scorie di emozioni.

TANANAI

Stavolta, Tananai si presenta intonato – al contrario della sua precedente esperienza sanremese – con la nuova ballad sulla scia di “Abissale”, per approfittare dell’effetto traino e con la melodia e l’architettura musicale che lasciano l’impressione di una poesia cantata con leggerezza e quasi timidezza.

ROSA CHEMICAL

La creatività che cerca sempre nuove ferme. Inizio dalla ritmica simil-Carosone contaminata da pensieri musicali elettronici di ricerca senza limit. Rosa Chemical, al festival, è il testimonial della sperimentazione, con la verità di un testo duro rivestito da una patina di sarcasmo. Un brano studiato per essere il contrario di tutto il resto.

LDA 

Piano e flow che trovano le radici nelle generazioni formata dalla scuola defilippiana, a cui Lda da un’ulteriore modulazione melodica. Ma a cambiare sono i suoni che viaggiano sul classico-ballad, strings & piano, per spingere un brano verso la propria strada che conduce verso un buon rapporto con Spotify e i suoi seguaci. Peccato, però, che la canzone apparentemente gradevole scopiazzi furbescamente la cadenza altalenante di Ed Sheeran e la sua “Perfect”.

PAOLA E CHIARA

Un’altra testimonianza dell’amore di Amadeus per le reunion. Ed è una reunion “luccicante” all’impatto visivo. Con tanto di corpo di ballo. Paola e Chiara ripartono dallo stereotipo della loro carriera, con un refrain studiato per mettere a tempo la voglia di un ritorno alla disco italiana facilmente memorizzabile. Candidabile a tormentone. Per gli appassionati e nostalgici del genere.

Condividi:
Share Post
No comments

LEAVE A COMMENT

Don`t copy text!